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IL PERCORSO EDUCATIVO CATECUMENALE.

Una guida per un modello globale di iniziazione cristiana.

 

 

don Andrea Fontana

 

SCHEDA 1: Il perché di una proposta globale e innovativa….

 

Come collocarci di fronte alla proposta dell’itinerario catecumenale dei ragazzi?

 

~ Ormai da molti anni si usa in Italia il termine “iniziazione cristiana” a proposito della catechesi dei fanciulli e dei ragazzi: sostituisce termini non più adatti alla situazione di fede nel nostro paese, quali “catechismo per la dottrina cristiana” o “catechismo per la vita cristiana”. Non sono termini sbagliati, tuttavia non sono più adatti a indicare ciò che deve avvenire quando una famiglia chiede di iscrivere il proprio figlio ad un cammino di fede in parrocchia.

 

            Infatti, la situazione culturale e religiosa è mutata:  non esiste più una società cristiana;  i genitori hanno smesso di trasmettere la vita e la pratica cristiana ai figli; la scuola e il quartiere non gravitano più attorno alla chiesa. Il mondo è cambiato: siamo una minoranza e dobbiamo accogliere chi bussa alla nostra porta, introducendolo a poco a poco in un nuovo stato di vita rispetto a quello da cui proviene e, appunto, “iniziarlo”  al linguaggio, ai riti, agli stili di vita cristiani. Anche quelli che si dichiarano cristiani, e hanno pretese di sacramenti e non sanno chi è Gesù Cristo e tantomeno che cosa comporta credere in Lui.

 

            Nel modello di società cristiana, da cui proveniamo, avevamo appaltato l’iniziazione cristiana in parte alla famiglia, in parte alla società stessa: mentre si diventava grandi, si diventava anche cristiani. L’ambiente ci ispirava valori, preghiera, frequenza, conoscenze: essendo venuto a mancare questo contributo, dobbiamo riappropriarci come comunità il compito di fare i cristiani. La famiglia e la società sono latitanti, anzi spesso controproducenti a tale proposito. O promotori di sincretismi o confusioni religiose. Diventare cristiani non è soddisfare un vago bisogno religioso.

 

~   Per questo il documento del Consiglio permanente della CEI[1] giunge propizio a indicare un itinerario che deve diventare nel giro dei prossimi anni il modello di qualsiasi iniziazione nelle nostre comunità parrocchiali. Riguarda le situazioni in cui ci sono ragazzi da battezzare, ma va oltre, indicando le componenti dell’itinerario, le tappe e le condizioni in cui deve avvenire. Il 27 settembre u.s. a Roma è stata presentata la prima parte della “Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi [7-14 anni]” a cura del Servizio nazionale per il catecumenato al fine di sperimentare i nuovi percorsi.

 

Si tratta di una “guida” non di un sussidio didattico: presenta cioè le linee di fondo per confezionare un percorso su misura ad ogni situazione pastorale e ad ogni realtà di persone diverse, senza costringere nessuno in programmi preconfezionati. Non abbiamo bisogno di prêt-a-porter, ma di un taglio di stoffa da confezionare su misura, come gli antichi sarti. Conosciamo ormai bene come funziona un itinerario catecumenale perché già da anni se ne parla a proposito di adulti e sappiamo che al centro sta la persona del catecumeno, non il programma. Ed abbiamo bisogno di riordinare l’esperienza pastorale della iniziazione cristiana perché non funziona più. Chissà che non sia questa la strada giusta.

 

 

~ Al n.54-55 il doc. del Consiglio Permanente  propone due forme di itinerario …

Noi abbiamo scelto di sussidiare il primo (n.54) per tre motivi:

-          è propriamente un itinerario di iniziazione cristiana sul modello degli adulti

-          gli altri sono già sufficientemente sussidiati da materiale di accompagnamento dei catechismi CEI: guide, quaderni attivi, audiovisivi, ecc.

-          vogliamo promuovere un “modello” affinché sia replicato anche nel completamento della iniziazione cristiana degli altri ragazzi

 

In tutti i casi, il n. 53 propone le caratteristiche necessarie per qualsiasi itinerario di iniziazione cristiana:

a.      ai fanciulli e ai ragazzi sopra i sette anni si diano i sacramenti dell’iniziazione cristiana solo dopo un vero e proprio cammino catecumenale

b.      tale cammino è bene che ordinariamente si compia in un gruppo insieme ai coetanei già battezzati che si preparano alla Cresima e alla prima comunione

c.       Ai fanciulli e ragazzi catecumeni, per quanto è possibile, si conferiscano insieme i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, facendone coincidere la celebrazione con l’ammissione dei coetanei già battezzati alla confermazione e alla prima comunione

d.      I fanciulli e i ragazzi catecumeni siano accompagnati, pur nella varietà delle situazioni, dall’aiuto e dall’esempio anche dei loro genitori, il cui consenso è richiesto per l’iniziazione e per vivere la loro futura vita cristiana

e.      La mistagogia sia curata come un tempo indispensabile, al fine di familiarizzare i ragazzi alla vita cristiana e ai suoi impegni di testimonianza


 

SCHEDA 2: I punti di forza della logica catecumenale….

 

 

1.      La logica di un percorso catecumenale.

 

Prima di entrare in merito alla presentazione concreta dell’itinerario proposto dalla Guida, penso non sia inutile richiamare le condizioni che fanno di un cammino educativo un itinerario per diventare cristiani.

 

1.1  Non è un corso né coinvolge solo gli aspetti catechistici; si compie un itinerario catecumenale quando cambia qualcosa nella persona e nella vita, si acquisiscono abilità di fare le cose di prima in modo nuovo. E siccome si tratta di una “vita nuova”, non basta la buona volontà per convertirsi, occorre il “dono dall’alto”. E’ una nuova identità che l’individuo acquisisce: comincia ad esistere d’ora in poi in un altro luogo (“inizia una nuova esistenza”). Cambia il filo conduttore della sua vita, i suoi punti di riferimento intellettuali, affettivi, comportamentali. Non è più lui. Ricordate il cieco nato: “è lui…non è lui … è uno che ci assomiglia…” (Gv c.9).

 

1.2  Bisogna porre i fondamenti, cominciando da capo e mettere al centro dell’itinerario la persona del catecumeno. Si tratta di partire dalla situazione concreta dell’individuo (famiglia da cui proviene, ambiente culturale, motivi delle sue scelte …) per costruire su misura un abito nuovo, che è il cristiano, così come la Parola di Dio ce lo annuncia.  Cominciare da capo significa non dare nulla per scontato, spiegando il significato di tutto; porre attenzione alle cose più importanti; radicare l’annuncio nella sensibilità e nelle attese del catecumeno, convincere ad una risposta consapevole. Soprattutto porre il fondamento che è Cristo annunciato, creduto, celebrato, vissuto.

 

1.3  Il cammino è progressivo, graduale, a tappe concluse: la Parola di Dio e l’esperienza della conversione ci induce a credere che non si può fare tutto subito. Ci sono delle priorità da rispettare: il dialogo iniziale sulle motivazioni, la figura centrale di Cristo, l’ascolto della Parola, la scelta di aderire, il cambiamento progressivo della vita e infine la piena partecipazione al corpo di Cristo nell’Eucaristia. Ci sono dei parroci che chiedono come prima cosa la partecipazione alla Messa della domenica. Sbagliato. La Messa è il culmine del cammino catecumenale. Prima bisogna chiedere altre cose. E non si può andare avanti se prima non si fanno le cose richieste, proprio per evitare di costruire dei cristiani “traballanti” come un edificio non ben equilibrato: cristiani che sanno tutto, ma non agiscono di conseguenza; che vengono a Messa ma non partecipano alla comunità; che pregano ma non amano Cristo.

 

1.4  A qualsiasi punto del cammino, ci si sente liberi e senza scadenze precostituite, senza pressioni sociali o culturali: tutto dipende dalla grazia di Dio e dalla risposta dell’uomo; se essa tarda a venire, si rimanda. Non si deve forzare nessuno. Ogni volta si deve avere l’impressione che si è liberi di tornare indietro, o di essere accolti più velocemente. Non si impone un lungo tempo di attesa per torturare o mettere alla prova. Non si rimanda nel tempo per il gusto di far aspettare una cosa desiderata … Ma soltanto perché il tempo rende liberi di decidere, il tempo fa radicare sentimenti e convinzioni, il tempo permette di chiarire situazioni ingarbugliate… Il tempo è necessario per maturare atteggiamenti e comportamenti.

 

1.5  Non è cammino di iniziazione se non si appoggia e non introduce ad una comunità visibile e concreta. Non si diventa cristiani da soli… Non si vive da cristiani isolati … Iniziare a Cristo è iniziare alla Chiesa, corpo di Cristo … Il problema della evangelizzazione e della formazione cristiana nel nostro tempo è condizionato proprio dalla vita delle nostre comunità: potranno le nostre parrocchie diventare luoghi di accoglienza, testimoni di carità, immagine visibile di Cristo vivo in mezzo a noi? Luoghi di testimonianza e di celebrazioni autentiche, luoghi di fede e di speranza?

 

 

2.      La logica catecumenale applicata al percorso educativo dei ragazzi.

 

Applicando a fanciulli e ragazzi da 7 a 14 anni questi criteri, si esige:

 

2.1        Non si costruisca l’itinerario ragionando solo in termini di anni o di età: si deve cominciare a ragionare sulle risposte date, sui cambiamenti avvenuti, sulle presenze acquisite all’interno della parrocchia. Per questo, nel sussidio, noi diciamo: “non meno di un anno”. Gli unici tempi da rispettare sono i tempi liturgici, che comunque si ripresentano ogni anno e permettono di approfondire più volte certi aspetti non ancora acquisiti. Non si passa alla tappa successiva solo perché il fanciullo è andato avanti di classe nella scuola, ma unicamente quando nel gruppo maturano le condizioni necessarie. Le condizioni necessarie sono quelle espresse negli obiettivi di ciascuna tappa… Non è questione di fare un discorso di “élite”, ma di proporre seriamente la fede nella libertà di accoglierla o no, con la consapevolezza che non si creano classifiche di merito (solo Dio sa…)

 

Ö Ora invece chi arriva in quarta elementare ha “diritto” a ricevere la Prima Comunione e i genitori pretendono di fargliela fare, credenti o no; è un servizio che la Chiesa deve offrire a tutti.

Si sentono offesi se avviene il rifiuto: e questa situazione andrà ancora avanti per un po’…

 

2.2  Si raccolga il “gruppo catecumenale”, attraverso cui si sperimenta concretamente la comunità cristiana e che prevede obbligatoriamente la partecipazione dei genitori o di qualcuno della famiglia, il quale avrà lo spazio educativo necessario per orientare e verificare i cambiamenti di vita nel ragazzo. Nel cammino ci devono essere spazi di verifica: se effettivamente il ragazzo comincia a pregare, se effettivamente legge il Vangelo, se effettivamente comincia a perdonare le offese, ecc… Nel gruppo catecumenale ci sono persone che vivono accanto al ragazzo ogni giorno e riescono dunque a verificare i cambiamenti (padrini, garanti, genitori, accompagnatori …).

 

Ö Ora, invece, esistono le “classi” che fanno “lezione” nelle “aule” con un “catechista” che è insegnante per un’ora alla settimana: si pone fine a questi equivoci. Il gruppo catecumenale presenta un serie variegata di interventi educativi, il catechista o accompagnatore ha il compito di amalgamare, stimolare, coordinare con incontri, rapporti personali, presenze in vari momenti. Ma è il gruppo che educa, che inizia alla fede, che valuta il percorso fatto.

 

2.3       La celebrazione dei Sacramenti nella loro unitarietà, togliendo ad essi il significato di un “premio” per la fedele partecipazione ad anni di catechismo; restituendo loro invece il senso della immersione nella morte di Cristo per rinascere con Lui alla pienezza della vita nuova. In relazione con la vita concreta della comunità cristiana che celebra nella Pasqua il mistero della morte e risurrezione di Cristo (Veglia pasquale). Essendo i sacramenti partecipazione al mistero pasquale di Cristo vanno celebrati come un evento unico. E risultano essere non la méta finale del cammino, bensì il culmine di un radicale novità di vita che si consoliderà ancora nel tempo immediatamente successivo fino all’età adulta.

 

Ö Ora, invece, i sacramenti sono stiracchiati in avanti o indietro secondo interessi pastorali più o meno convincenti, dando ad essi  significati che non hanno senso: vedi la Cresima = sacramento della maturità cristiana da rimandare a 18 anni … non è un problema di età, ma di fede. Soprattutto l’ordine seguito non è corretto … E si sono staccati per motivi storici.

 

2.4    Non è un cammino “ciclico”, come suggerito dai catechismi della CEI, ma un cammino progressivo, a tappe: il primo posto viene dato alla Bibbia e non ai catechismi; anche se i catechismi ci sono utili per chiarificare, completare, sostenere, pregare e vivere la proposta della Parola di Dio; tuttavia non possono essere utilizzati nella sequenza con cui sono costruiti. Infatti, salvo piccole eccezioni, prevedono un andamento ciclico con la presentazione del messaggio cristiano a cerchi concentrici, con successivi approfondimenti, a mano a mano che l’età lo permette. Noi dobbiamo invece procedere dalla evangelizzazione alla formazione, dall’essenziale al complesso, dai fondamenti della fede alla piena adesione ad essa …

 

Ö Ora, invece, per molti il catechismo è un sussidiario da leggere riga per riga, compilando quaderni attivi e strumenti didattici: la fede cristiana nasce dall’ascolto della Parola e dalla accoglienza di essa nella nostra vita, traditio-redditio… Iniziare alla vita cristiana è iniziare all’ascolto della Parola: i catechismi CEI sono una attualizzazione della Parola da utilizzare come strumento per comprenderla meglio, secondo le esigenze del cammino catecumenale. Adesso sono i catechismi CEI in primo piano, deve esserci la Bibbia: i catechismi come strumenti.

 

2.5    La coerenza progettuale specifica del percorso nella sua identità cristiana, non soltanto un ritrovarsi per “una buona parola”: la priorità alla fede e alla adesione a Cristo rispetto alla morale; il radicarsi nella storia della salvezza presentata dalla Bibbia e dunque nella liturgia ecclesiale; il rimando continuo tra insegnamento, vita e celebrazione in un dinamismo che è la vita cristiana… Un itinerario ha chiari obiettivi, un piano contenutistico specifico in riferimento a Gesù Cristo e motivato dai passi successivi da compiere, attività ed esperienze cristiane da condurre e tappe sacramentali o celebrative da vivere… Ogni cosa viene fatta con una logica ben precisa, non solo perché bisogna farla. Il cammino costituisce anche un luogo di rinnovamento per tutta la parrocchia: non solo una riproduzione di essa, come in fotocopia, ma la ricerca di una nuova fedeltà al Vangelo di Gesù. Costruendo il ragazzo nella sua nuova identità cristiana (cfr schema finale)

 

Ö Ora, invece, la maggior parte della catechesi viene fatta in forma improvvisata, ripetitiva, occasionale: molti catechisti non sanno usare i testi perché non li conoscono nella loro struttura; non ne colgono il percorso, non sanno nulla di obiettivi educativi né con i ragazzi né con gli adulti. La nostra catechesi è puramente ripetizione di concetti e di nozioni, ripetizione aggiornata con alcune tecniche didattiche moderne che la rendono più attiva. Ma non è sufficiente.

 


SCHEDA 3: Il percorso catecumenale dei ragazzi attraverso la “Guida”

 

 

Cf lo specchietto allegato alla “Guida”.

 

2.3  componenti dell’itinerario:

 

La novità essenziale è il fatto che un itinerario catecumenale “è un tirocinio di vita cristiana” (doc.cit.n.30). Implica dunque:

 

-          ascolto della Parola di Dio, attraverso la Bibbia: “il contenuto dell’annuncio ha come oggetto il racconto della storia della salvezza e in particolare della storia di Gesù Cristo” (doc. cit. n.32). Il linguaggio biblico ed evangelico, i personaggi, i momenti fondamentali – come la morte e risurrezione di Gesù – sono l’orizzonte in cui si muove il cristiano e di cui diventa epigono continuando nella propria vita di oggi, segnata da lavoro, studio, famiglia, divertimento ecc., ad incontrare il medesimo Dio che lo chiama, lo salva, lo guida alla pienezza della vita

 

-          i riti di passaggio e le celebrazioni: “Esse accompagnano tutto l’itinerario, diventando espressione della fede, accoglienza della grazia propria di ogni tappa, adesione progressiva al mistero della salvezza, fonte di catechesi, impegno di carità, preparazione adeguata al passaggio finale” (doc. cit. n.36). Senza il dono di Dio non si può vivere da cristiani, essendo la vita cristiana “vita eterna” che Dio ha donato agli uomini; dunque senza l’accoglienza del dono invocato nella preghiera, sperimentato nella celebrazioni dell’anno liturgico, espresso nei riti di ammissione al catecumenato, della elezione, delle unzioni e degli scrutini. Nello stesso tempo sarà anche necessario attraverso le celebrazioni imparare a celebrare da cristiani il mistero della salvezza che si compie: imparare a riconoscere i segni, compierne i gesti, appropriarsi della parole e dei canti, entrare da protagonisti della dinamica del celebrare cristiano. Le celebrazioni non sono solo una messa in scena del percorso fatto, ma un reale dono di Dio per consolidare in noi il cambiamento avvenuto.

 

-          la pratica della vita cristiana: essendo “tirocinio” o “apprendistato” – a mano a mano che il cammino procede – i ragazzi devono acquisire atteggiamenti e comportamenti propri del cristiano: non certo per raggiungere la perfezione nel giro di qualche anno, ma almeno per impratichirsi dello “stile cristiano” di vita. Esso è diverso da altri stili di vita, basati sul consumismo, sugli interessi egoistici, sulla superficialità, ecc… Lo stile cristiano prevede invece un riferimento ai valori dell’amore e della condivisione così come Cristo ha vissuto; un inserimento nelle concreta comunità cristiana rappresentata dalla parrocchia; la fedeltà alle scadenze settimanali (il giorno del Signore), ai momenti ecclesiali rilevanti (celebrazioni pubbliche), alla preghiera quotidiana insieme alla lettura della Bibbia, la solidarietà quaresimale e periodica, l’amore verso tutti, disinteressato e fedele; la sincerità e la trasparenza della vita…

 

3.2       tappe dell’itinerario catecumenale:

 

Non sono tappe soltanto trasmesse dalla tradizione dell’antico catecumenato, ma tappe richieste dalla logica catecumenale di un apprendistato progressivo e graduale.

 

Richiamo brevemente le tre tappe:

-          la prima tappa è l’Ammissione al Catecumenato, dopo un certo tempo di evangelizzazione e di costituzione del gruppo catecumenale che non può durare meno di un anno. Questa tappa rappresenta una prima accoglienza nella Chiesa, il primo passo di adesione a Cristo, e la scelta di iniziare un cammino consapevole di conoscenza e incontro con la fede cristiana (nn.40-41).

 

Ö Negli itinerari catechistici ordinari, occorre cambiare nome a questa celebrazione, ad es. Ammissione alla Chiesa cattolica (o Consegna della Bibbia o altro …): chi è già battezzato non può chiamarsi “catecumeno” e nessun itinerario dopo il Battesimo può dirsi catecumenale…

 

-          La seconda tappa è l’Elezione o Chiamata al Battesimo, all’inizio dell’ultima Quaresima prima dei Sacramenti: essa sancisce la conclusione dopo almeno 3 anni di cammino sistematico e di tirocinio di vita cristiana. Siamo pronti a entrare nella Chiesa e a partecipare alla morte e risurrezione di Cristo introducendo la novità di vita cristiana (nn.42-45). La Quaresima sarà il tempo della preparazione immediata, spirituale e ascetica, ai sacramenti.

 

Ö Anche questo rito deve cambiare nome negli itinerari ordinari: con il rito delle Ceneri già potrebbe aversi un significato di “conversione”. La “chiamata definitiva” può essere un termine appropriato, chiamata a vivere la vita cristiana in Cristo. Oppure, potrebbe essere un rito di “discernimento” dela propria vita in relazione con Cristo.

 

-          La terza tappa, “vertice dell’iniziazione cristiana”, consiste nella Celebrazione dei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia, durante la veglia pasquale, per il loro legame con la Pasqua di Cristo, in unità per una piena partecipazione alla Sua vita nuova (nn.46-50). La mistagogia che seguirà alla Celebrazione dei Sacramenti per almeno un anno consolida la vita cristiana e la presenza consapevole nella comunità cristiana fino alla celebrazione dell’anniversario del Battesimo (n.48).

 

Ö La celebrazione dei sacramenti deve sempre prevedere la celebrazione unitaria, anche quando si tratta solo del Battesimo ed Eucaristia, o Eucaristia e Confermazione. In una data significativa dal punto di vista liturgico (non 25 aprile né 1 maggio), ma nella veglia pasquale, in un domenica di pasqua, o nella Pentecoste.

 

Questi riti di passaggio fondamentali scandiscono i tempi progressivi e graduali del “diventare cristiani”:

 

·         La prima evangelizzazione: siccome non si tratta di un tributo da pagare per avere diritto a qualcosa (Prima comunione…), ma di un cammino di conversione – perché i ragazzi e le famiglie non sono automaticamente cristiani – prima occorre ascoltare l’annuncio: la fede nasce dall’ascolto, non la inventiamo noi. Intanto si costruisce il gruppo.

 

·         Il catecumenato (o tempo dell’apprendistato): pronunciato il primo “sì” di assenso a Gesù Cristo e al cammino conseguente, si struttura un itinerario sistematico, continuo, progressivo in cui si apprende a vivere da cristiani. E’ il tempo della “formazione” in cui l’individuo gradualmente si “trasforma”.

 

·         L’ultima Quaresima o illuminazione: portato a termine l’apprendistato, occorre prepararsi ad accogliere il “dono di Dio” con l’attenzione della mente, l’apertura del cuore, e le mani protese verso i Sacramenti. Non diventiamo cristiani solo per scelta nostra: occorre disporci ad accogliere il dono.

 

·         Mistagogia: infine, ricevuti i sacramenti e diventati cristiani, dobbiamo consolidare la nostra appartenenza alla comunità credente, interrogandoci sul significato e le conseguenze dei doni ricevuti… trovare il nostro posto nella comunità concreta, vicino a casa.

 

Altre celebrazioni intermedie potranno segnare di volta in volta l’acquisizione di contenuti e di comportamenti, affidandoli nella preghiera e nell’ascolto della Parola alla grazia di Dio e implorando da essa la fedeltà alle mete raggiunte: consegna del Vangelo, delle Beatitudini, del precetto del Signore – Esorcismi – unzione prebattesimale – riti penitenziali – abito bianco …

Ancora una volta, va precisato che alcuni riti, propri del catecumenato, non possono essere celebrati nelle situazioni in cui i ragazzi sono già battezzati: unzione, abito bianco, effatà, ecc…

 

3.3              i contenuti:

 

Per quanto riguarda i contenuti essi vengono presentati in relazione alle attività e alle celebrazioni e prevedono la scansione:

 

-          prima evangelizzazione: porre il fondamento che è Cristo: “chi è Gesù per noi?”

-          prima fase del catecumenato: la storia della salvezza coinvolge anche noi: conoscendola ne diventiamo protagonisti, rivivendola nella nostra esistenza concreta.

-          seconda fase del catecumenato: scopriamo l’amore del Padre imparando a riceverlo ogni giorno nella preghiera e nei sacramenti e a viverlo celebrando l’anno liturgico.

-          terza fase del catecumenato: portiamo a termine la nostra conversione imparando a vivere nell’amore come Gesù, nello Spirito santo. Seguire Gesù nell’amore è il nostro quotidiano.

-          ultima quaresima: preparazione spirituale a celebrare i Sacramenti

-          mistagogia: vivere i sacramenti ricevuti e radicare la propria presenza nella comunità cristiana e la testimonianza nel mondo.

 

La “Guida” offre abbondante materiale per le celebrazioni, adattando quelle degli adulti e abbondante materiale per il percorso contenutistico: si parte da un primo incontro con la figura di Cristo (evangelizzazione) per lasciarsi coinvolgere nella storia della salvezza in sua compagnia, celebrandolo nella liturgia e nei sacramenti, fino a imparare i comportamenti propri di un discepolo di Cristo che vive l’amore nella Chiesa e nel mondo e trova infine il proprio ruolo nella comunità (mistagogia). Alcuni “modelli” di incontro vengono proposti all’inizio, poi vengono solo più riportati i titoli affinché ogni operatore possa liberamente costruirseli sul medesimo modello.

I contenuti fanno riferimento sempre a testi biblici che scandiscono il cammino e ai catechismi della CEI che offrono materiale abbondante per riflettere, pregare e vivere. Anche se sono da usare liberamente come strumenti per operare il cambiamento di vita.


SCHEDA 4: Indicazioni per la sperimentazione e la proposta nelle parrocchie

 

 

Condizioni pastorali per realizzare il percorso nella sperimentazione…

 

-          La proposta va fatta nella libertà e nella sperimentazione: non deve essere imposta, ma proposta e motivata affinché gli adulti, catechisti e genitori, ne siano convinti e vi aderiscano liberamente.

Alcune famiglie a cui è stato fatta la proposta hanno aderito e cominciato il cammino; le altre continuano nel cammino tradizionale. Come motivare le diversità di itinerari nella stessa parrocchia? E’ vero che si creano delle élite o non piuttosto si tiene conto delle diverse esperienze per proporre qualcosa che sia adatto a ciascuno, nella sua situazione?

 

-          Imparare a coniugare la pratica con la riflessione pastorale e teologica: non dobbiamo solo tenere conto del costume in atto nelle nostre parrocchie, ma appellandoci ai principi teologici e alla tradizione ecclesiale, cercare nuove strade per muoverci verso nuove forme di vita cristiana, lasciandoci guidare dallo Spirito. E’ più faticoso, ma anche più stimolante. Bisognerà inventare, sperimentare, correggere. Come lavorare insieme parroci e catechisti, esperti e pastori per trovare nuove soluzioni? Come elaborare concretamente gli itinerari senza copiare schemi precostituiti e troppo generici?

 

-          Il gruppo catecumenale (o di tipo catecumenale per chi è già battezzato) come ambiente: nessun itinerario deve essere individuale. Non si prende il ragazzo in disparte, facendogli ripetizione per le cose che gli altri già sanno e lui non ancora, siccome non è battezzato. La pubblicità del battesimo aiuta tutta la comunità a prendere coscienza del proprio Battesimo e della vita che ne consegue. Come gestire concretamente il gruppo? Come coinvolgere tutta la parrocchia per renderla comunità accogliente?

 

A monte di ogni iniziativa “nuova”, soprattutto nella iniziazione cristiana, devono esserci comunità accoglienti e capaci di testimonianza, che aperte alla missione siano “sale della terra e luce del mondo”. E’ il problema della pastorale odierna e va al di là del mio breve intervento …. Tuttavia non si può prescindere da essa nel mettersi in cammino per diventare cristiani: infatti, non si tratta di un itinerario di ricerca isolato né di una situazione “vergognosa”… anzi, quando un ragazzo chiede il battesimo tutta la comunità deve sentirsi coinvolta a rendere ragione della propria fede. In che modo concretamente? L’orientamento dei Vescovi è verso un “gruppo catecumenale”: cioè, un gruppo “con la presenza di alcuni adulti (catechisti, accompagnatori, padrini), della famiglia e, almeno in alcuni momenti più significativi, della comunità tutta” (doc. cit. n.26): ovviamente nel gruppo confluiranno i ragazzi in cammino verso il Battesimo e altri in cammino verso il completamento della loro iniziazione con la Confermazione e l’Eucaristia. Sapranno le nostre parrocchie lasciarsi coinvolgere dalla novità di un catecumenato che li interpella e dalle presenze che esigono di essere accolte?

 

·         Il coinvolgimento della famiglia. Proprio perché si tratta di raggiungere un “inizio” di vita cristiana nella Chiesa, l’itinerario catecumenale non può prescindere dall’intervento della famiglia, in misura tale che almeno non vanifichi gli sforzi di vivere quotidianamente gli atteggiamenti propri della fede cristiana e partecipare alla vita della comunità parrocchiale. “Nell’iniziazione cristiana la famiglia ha un ruolo tutto particolare … quali che siano le situazioni, è bene ricercare il coinvolgimento della famiglia o di alcuni suoi membri – fratelli o sorelle, parenti… - o di persone strettamente collegate con la famiglia. La domanda del Battesimo per i fanciulli dovrà sempre essere accompagnata dal consenso dei genitori” (doc. cit. n. 29). Sapremo trovare nuove strade per arrivare alle famiglie, là dove ci sono problemi di orari di lavoro, situazioni difficili, chiusura alla ricerca di fede?

 

-          Occorre costantemente riferirsi all’anno liturgico, come itinerario annuale già proposto a tutta la comunità, di anno in anno. Pur vivendone di volta in volta aspetti diversi, per non ripetere sempre le stesse esperienze. Come rendere vive le nostre celebrazioni affinché i ragazzi ne siano protagonisti e le trovino significative e radicate nella loro vita concreta?

 

-          Non si può chiamare “catecumenale” un itinerario fatto dove non ci sono ragazzi da battezzare: occorre chiamarlo “di tipo catecumenale” o semplicemente di “iniziazione cristiana”; così come nel caso non ci siano ragazzi da battezzare occorre sostituire le celebrazioni tipicamente catecumenali con altre analoghe: es. il rito di Ammissione può essere sostituito con il Rito della conferma (volontà di fare un cammino per entrare nella vita cristiana già donata nel Battesimo); il rito della elezione con un rito di presentazione alla comunità; le unzioni e gli scrutini con riti penitenziali o con la celebrazione della Penitenza … ecc. Saremo capaci di uscire dai pacchetti di offerta preconfezionata delle editrici cattoliche per inventare itinerari incarnati nella nostra realtà operativa, progettando e diversificando, senza perdere il filo conduttore?

 

-          Un itinerario di tipo catecumenale è un quadro di riferimento all’interno del quale si acquisiscono tutti gli elementi di cui si discute da anni e che non si possono attuare parzialmente perché non produrrebbero “novità”: i genitori, l’età e la celebrazione dei sacramenti, il cambiamento di vita, l’esperienza di comunità, i catechismi strumenti al servizio della Parola di Dio, la figura nuova di un catechista “accompagnatore” di famiglie e costruttore di comunità, ecc…  Di fronte alla delusione circa l’efficacia della attuale catechesi dell’iniziazione non basta porre dei tamponi: non è questione di gruppi più o meno numerosi o ragazzi indisciplinati, né di orari di catechismo, né di fare qualche incontro con i genitori. E’ una riorganizzazione della iniziazione cristiana totale. E’ una mentalità nuova con cui lavorare nelle nostre parrocchie, non una soluzione metodologica né una tecnica che risolve tutti i nostri problemi… Come formare catechisti con una mentalità nuova, costruttori di comunità, evangelizzatori e non soltanto “insegnanti”?

 

-          Il materiale è abbondante: si tratta di scegliere e rielaborare. Le proposte pervenute dalle diocesi e dalle parrocchie ci aiuteranno a comporre un itinerario più concreto e lineare.

Sarebbe infine interessante che si elaborasse un vero e proprio itinerario, ispirato al catecumenato, che fondandosi sui suoi principi, proponesse un nuovo percorso nella situazione normale dei ragazzi che devono completare l’iniziazione cristiana attraverso la Confermazione e l’Eucaristia…

 

 

·         La sperimentazione avverrà nei prossimi anni per giungere ad una edizione aggiornata della presente “Guida”. Occorre che le parrocchie e le diocesi facciano pervenire materiale e suggerimenti al “Servizio nazionale”, con le scelte concrete operate nelle diverse situazioni. Bisogna dare una risposta agli interrogativi che ho esposto per poter aiutare le comunità meno attrezzate di persone e di sussidi in grado di percorrere questo itinerario. Tutto il materiale elaborato costituirà un utile aiuto per tutti affinché il materiale offerto dalla Guida possa giungere a configurare percorsi educativi concreti. La sperimentazione esprime lo spirito di libertà con cui i genitori devono scegliere, non per fare i primi della classe o una élite, ma per convinzione. La sperimentazione permette anche di arrivare all’itinerario in maniera graduale introducendo le novità a poco a poco, cambiando la prassi attuale.


La logica dei tempi nell’itinerario di iniziazione cristiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il quarto tempo:

MISTAGOGIA!

Come e dove vivere ciò che sono diventato.

 

 

 

 

 

 

 

 


La logica dei Riti nell’itinerario di iniziazione cristiana

 

 

Il Rito di Ammissione al catecumenato:

una comunità  concreta e visibile ci accoglie

per accompagnarci all’incontro con Cristo,

a vivere con Lui, a celebrare il Suo amore che salva.

 

Llamada de flecha a la izquierda: Celebriamo l’azione dello Spirito in noi,
invocando la liberazione dal male (unzione prebattesimale) 
e segnando le tappe del nostro apprendistato (consegne del Credo, del Padre nostro, del Precetto del Signore).

Riti del catecumenato:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il Rito della Elezione o Chiamata definitiva:

la Chiesa cattolica, nella persona del Vescovo (o del ministro)

ci chiama a diventare nuove creature in Cristo morto e risorto,

così come lo testimonia, lo celebra, lo vive quotidianamente.

Llamada de flecha a la izquierda: Celebriamo per fare penitenza dei nostri peccati e aprirci all’amore di Dio (celebrazioni penitenziali).
Celebriamo per invocare su di noi l’amore di Dio che ci libera dal male (esorcismi).
Celebriamo per preparare l’incontro con Cristo nei segni (acqua, luce, vita).

Riti quaresimali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La Celebrazione dei Sacramenti della Iniziazione cristiana:

il Dio di Gesù Cristo fa alleanza con noi per sempre

rendendoci suoi figli nella Chiesa cattolica e ci dona la sua Presenza

e la Comunione piena con Lui attraverso lo Spirito santo.

Llamada de flecha a la izquierda: Celebriamo il dono di essere diventati cristiani, impegnandoci a vivere nella chiesa concreta e visibile che ci ha accolti, la nostra vita ordinaria (deposizione dell’abito bianco). E accogliamo i compiti che ci vengono affidati (mandato, consegna del catechismo, ecc.)

Riti conclusivi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La logica disposizione dei contenuti lungo l’itinerario

 

 

1.      Iniziamo con la narrazione dell’evento Gesù Cristo,

buona notizia che ci manifesta definitivamente l’amore di Dio

e la possibilità di salvezza, seguendo il vangelo di Marco.

E’ davanti a Lui che dobbiamo decidere.

 

 

 

 


2.      Deciso il nostro interesse per Lui, ci accorgiamo che Egli non viene dal nulla,

ma è il culmine e il compimento di una storia della salvezza iniziata con la creazione del mondo

dal Padre e che si concluderà al termine della storia in Cristo glorioso:

in questa storia della salvezza noi entriamo accogliendo la fede cristiana e vivendola ogni giorno.

 


 

 

 

 


3.      La storia della salvezza ha come protagonista il Dio di Gesù Cristo, Padre Figlio e Spirito santo,

Dio d’amore, che cerca tra gli uomini coloro che si affidano a Lui per vivere anch’essi nel suo amore

e partecipare alla sua stessa vita in una alleanza che non avrà fine.

 

 

 

 

 


4.      Così noi possiamo oggi vivere l’amore di Dio che Gesù ci ha manifestato,

seguendolo come discepoli, amando come Lui ci ha amati, nella chiesa cattolica,

per portare a compimento il progetto che Dio il Padre ha su di noi.

 

 

 

 

 

5.      Questo progetto si realizza oggi in noi per dono di Dio che ci accoglie nella comunione d’amore

resa visibile attraverso la chiesa cattolica che celebra nello Spirito i sacramenti del Battesimo Cresima Eucaristia

 

 

 

 

 

6. e che noi vivremo d’ora in avanti quotidianamente, entrando nella Chiesa, e diventando membra del corpo visibile di Cristo e continuando ad amarlo nella nostra situazione concreta, a celebrarlo con il popolo di Dio in preghiera, a testimoniarlo e annunciarlo a tutti realizzando fin d’ora la comunione d’amore di cui lo Spirito ci rende partecipi.

 

 

 

Fare i cristiani oggi: quale cristiano?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L’identità del cristiano si esprime in questi tre SEGNI

Pergamino horizontal: In comunione con la tradizione apostolica attraverso il Vescovo. Pergamino horizontal: Celebrare Cristo morto e risorto nei Sacramenti e nell’Anno liturgico Pergamino horizontal: Confrontare la propria vita con la Parola di Dio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Chi è il cristiano?

 

Colui che crede in Gesù Cristo, figlio di Dio fatto uomo,

e lo segue nella vita quotidiana in base al Vangelo

come porzionE del Suo corpo,

CHE è la Chiesa viSIBILE nella parrocchia,

là dove EGLI celebra l’Eucaristia, in comunione con il Vescovo,

servendo la comunita’ e testimoninadolo nel mondo.

 

SCHEDA 5: Come usare la “Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi”

 

            La nota del Consiglio permanente della CEI: “L’iniziazione cristiana 2.Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi da 7 a 14 anni” (Roma, 23 maggio 1999) al n. 57 afferma: “Al Servizio nazionale per il catecumenato, con la collaborazione dell’Ufficio catechistico nazionale e dell’Ufficio liturgico nazionale, è affidato il compito di predisporre un sussidio dettagliato per attuare in modo facile e ricco gli itinerari indicati”.

 

            Alla fine del mese di ottobre 2001 è uscita presso la Elledici la “Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi” a firma del Servizio nazionale per il catecumenato, portando così a termine l’incarico assegnato dalla Nota del Consiglio Permanente. Vogliamo sfogliarla insieme per capire che cosa offre ai catechisti e alle comunità parrocchiali e per sapere come utilizzarla, in una prima fase di sperimentazione, così come è stato proposto a Roma nel convegno del 25 settembre 2001 u.s.

 

Il senso della “Guida”.

 

            Abbiamo voluto proporre non un sussidio, ma una guida: memori dell’uso che i catechismi della CEI hanno subito e subiscono ancora da molte parti, essendo utilizzati pagina dopo pagina quasi come fossero dei libri da leggere con i ragazzi, la Guida invece traccia le linee di un cammino che deve essere ancora confezionato, nella libertà e adattandosi alle situazioni locali, da ogni comunità cristiana. Tutto questo per rispetto alla spirito catecumenale che esige la libertà e la proposta consapevole di un cammino al cui centro sono le persone, non i programmi; l’esperienza viva di una comunità, non l’insegnamento scolastico; i ritmi e i tempi diversi per ogni situazione, non date e passaggi precostituiti. E’ soltanto una “Guida” per il cammino e non un programma da eseguire, così come è scritto. Ma è una “Guida” la cui logica va assunta con rispetto e fedelmente.

 

            Inoltre, dobbiamo notare che l’itinerario proposto nella “Guida” è il modello di ogni iniziazione cristiana, poiché affonda il suo spirito e la sua logica nella Tradizione ecclesiale di venti secoli, ispirandosi al catecumenato degli adulti e comunque cercando di coinvolgere gli adulti e i genitori accanto ai figli che devono essere “iniziati”. Pertanto, anche se la Nota al n.55 permette ancora di inserire i ragazzi da battezzare nell’itinerario abituale, attualmente in uso nel catechismo, tuttavia la proposta dell’itinerario catecumenale deve rappresentare per tutta la chiesa italiana un prossimo punto di arrivo per adeguare tutta l’iniziazione cristiana dei ragazzi allo spirito dell’itinerario proposto nella “Guida”. Anche perché, comunque, la nota al n.53 afferma: “Gli itinerari possono essere diversificati, secondo le circostanze… tuttavia ai fanciulli e ai ragazzi sopra i sette anni si diano i sacramenti dell’iniziazione cristiana solo dopo un vero e proprio cammino catecumenale” (RICA; 306-307).

 

            Infine, come afferma don W. Ruspi nella presentazione (pag.5): “Il ritmo [dell’itinerario proposto] risponde alle esigenze di introdurre gradatamente nella vita cristiana i ragazzi da battezzare insieme con altri ragazzi già battezzati, coinvolgendo le loro famiglie, senza tenere conto né dell’età né di scadenze precostituite, ma soltanto della maturazione che avviene nel gruppo catecumenale. Perciò non si parla mai di anni, se non in modo generico”. Si tratta dunque di una vera e propria rivoluzione nel cammino di fede che ci porterà nei prossimi anni ad esprimere una nuova realtà catechistica non più legata alla preparazione ai sacramenti, ma alla preparazione alla vita cristiana, fondata sulla Parola di Dio, arricchita dalla testimonianza di una piccola comunità di adulti e ragazzi che insieme iniziano a vivere la fede.

Come si presenta la “Guida”

 

            La “Guida” si compone di tre sezioni:

-          la prima sezione riporta la Nota del Consiglio permanente della CEI “L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni” (Roma, 23 maggio 1999). E’ il documento programmatico che in Italia deve guidare l’articolazione della iniziazione cristiana per i ragazzi che chiedono di diventare cristiani. Si ispira ai principi di fondo su cui è basato il catecumenato degli adulti e si colloca dentro l’esperienza pastorale promossa nella stagione conciliare da documenti, quali “Il Rito per l’iniziazione cristiana degli adulti” (1973.1978) al c. V e “Il Rinnovamento della catechesi” (1970.1988).

-          la seconda sezione presenta un quadro sinottico che descrive l’itinerario nei suoi tempi e nelle sue dimensioni educative essenziali: i suoi tempi, cioè la prima evangelizzazione – il catecumenato – l’Ultima Quaresima – la mistagogia. Le sue dimensioni: i contenuti riferiti prima di tutto alla Bibbia, poi ai catechismi della CEI, le esperienze da cominciare a vivere gradatamente come cristiani, le celebrazioni che scandiscono i tempi. Presenta poi la struttura di cui si compone l’itinerario: per ciascuna tappa, come indice, propone gli obiettivi, il messaggio, il percorso graduale attraverso alcune unità tematiche, le esperienze suggerite al gruppo, le celebrazioni e infine una sintesi finale che rappresenta una verifica del cammino svolto. Alcune brevi note pastorali sottolineano il ruolo della famiglia e del gruppo “catecumenale”, emergente dalla comunità cristiana, come contesto qualificante per poter sviluppare una autentica iniziazione cristiana.

-          la terza sezione, infine, percorre in dettaglio tutto l’itinerario sviluppandone le varie tappe e specificando il cammino da svolgere con il testo liturgico delle celebrazioni, in genere adattate dal RICA, a cui si fa riferimento come al paradigma dell’itinerario.

 

            Mi pare importante sottolineare le proposte che vengono fatte dalla “Guida”. Innanzitutto, i quattro tempi dell’itinerario non sono prefissati, salvo l’Ultima Quaresima, che coincidendo con un tempo liturgico, ovviamente ha una durata precisa: sono chiamate “fasi”, cioè percorso con un suo senso e i suoi obiettivi, raggiungendo i quali soltanto si può considerare chiusa la fase. Ciascuna fase ha una durata minima, ma non una durata massima che viene invece determinata dalla risposta e dalla verifica del gruppo catecumenale.

 

            Per ogni fase dell’itinerario sono indicati gli obiettivi: è su di essi che occorre fare la verifica a mano a mano che il cammino procede. Non sul tempo passato o sull’età dei ragazzi. Se gli obiettivi sono stati raggiunti dal gruppo (ragazzi e adulti) e se le realtà proposte cominciano ad essere vissute, allora si celebra per confermare le meraviglie operate in noi dallo Spirito e si procede oltre.

 

            All’inizio del percorso, nel tempo della prima evangelizzazione, sono esposti alcuni “esempi di incontro” (pagg.60-65; 67-74); in seguito, vengono solo più proposti dei titoli affinché ognuno si costruisca gli incontri secondo la dinamica della traditio-redditio, con cui si esprime l’annuncio cristiano e la sua accoglienza. Infatti, si diventa credenti ascoltando la Parola di Dio e diventandone esecutori. I nostri incontri nel gruppo catecumenale hanno proprio un andamento tipico:

-          ascolto della Parola

-          riflessione e coinvolgimento per una risposta personale oggi con l’attivazione del gruppo (fare – capire – riflettere)

        preghiera affinché il Signore esprima nella nostra vita ciò che la Parola ha annunciato

        la consegna di una “piccola” conversione da operare nella nostra vita quotidiana (impegno).

 

            In questa proposta metodologica hanno spazio tutti gli strumenti pedagogici e tecnici di cui la moderna catechesi si è arricchita, senza tuttavia mai sovrapporsi al meccanismo dell’ascolto – accoglienza – cambiamento di vita. E’ a questo che mira l’itinerario catecumenale e pertanto deve essere la struttura portante dell’educazione alla vita cristiana da noi attuata. E ogni volta che il gruppo si incontra dovrà rendere ragione dei cambiamenti avvenuti e dell’esito che l’ascolto della Parola ha avuto nella sua vita.

 

            Così è importante notare come, in ogni frammento dell’itinerario, viene prima sviluppato l’incontro con la Parola di Dio attraverso un certo percorso biblico: es. il vangelo di Marco, il vangelo di Luca e gli Atti, ecc. Certamente occorre operare delle scelte sui brani da leggere e commentare, sugli aspetti su cui soffermarsi maggiormente. Purché non ci si allontani dal percorso che guida ogni fase dell’iniziazione. Non si leggono dei brani a caso, ma si scelgono quelli che maggiormente esprimono il percorso che si sta facendo, lasciando alla lettura personale o in famiglia di completare l’accostamento a quel dato vangelo o testo biblico. Iniziare alla vita cristiana significa iniziare all’ascolto della Parola di Dio in famiglia, alla preghiera con la Parola, alla conoscenza e alla comprensione del testo biblico.

 

            Dopo la Parola, viene il riferimento ai catechismi della CEI, pensati per il percorso attuale nella prassi catechistica: ma usandoli per l’itinerario catecumenale dobbiamo usarli liberamente, senza lasciarci condizionare dalla successione dei volumi né dall’età per cui sono stati pensati. A noi servono per il compito che hanno di essere strumenti di attualizzazione della Parola di Dio oggi: del catechismo sono segnalate anche le pagine e i temi a cui attingere, senza tuttavia rinunciare alla ricerca personale di eventuali altre pagine più adatte al percorso del gruppo.

 

            Infine, i Riti e le celebrazioni: non ci può essere un itinerario di iniziazione cristiana senza i Riti. Sono i passaggi obbligati poiché si diventa cristiani certo per scelta nostra, ma soprattutto per il lavoro che lo Spirito di Dio compie nella nostra storia personale. Il Rito, soprattutto i tre grandi riti di passaggio (Ammissione al catecumenato, Elezione o Scelta definitiva, Celebrazione dei Sacramenti), non sono formalità né la messa in scena della conquiste fatte dal gruppo, ma vera invocazione al Padre, per Cristo, nello Spirito santo, ma vero ringraziamento per le meraviglie operate in noi, ma vero incontro comunitario con l’amore di Dio che ci interpella, ci cambia, ci rende “nuovi” a poco a poco.

 

            Vi segnalo infine la pag. 213 al termine della “Guida”: apre il cammino compiuto nel gruppo ad un’età successiva, in cui i ragazzi, da adulti, saranno chiamati ad una solenne professione della loro fede. Non dobbiamo, infatti, illuderci che compiuto l’itinerario catecumenale, si rimanga fedeli cristiani per sempre: ogni persona attraversa nella vita periodi di ristrutturazione della propria personalità, di crisi esistenziali, di scelte professionali o affettive che impegnano tutta la persona… Allora, pur essendo diventati cristiani una volta per tutte attraverso il percorso compiuto e i sacramenti celebrati, tuttavia gli adolescenti avranno ancora bisogno di un accompagnamento e di una rifondazione della propria fede e della propria adesione a Cristo nella Chiesa. Fatto l’itinerario catecumenale, non è ancora fatto tutto: la vita cristiana, per continuare, ha bisogno di accompagnamento costante e nuovo ad ogni età della vita.

 

 

 

Le scelte qualificanti operate nel preparare la Guida

 

            Costruendo l’itinerario della “Guida” abbiamo cercato di esprimervi la ricchezza delle indicazioni provenienti dalla Nota del Consiglio Permanente della Cei, concretizzandolo nella situazione pastorale contemporanea, che ci pone oggi di fronte ad alcune urgenze. Faccio qualche esempio.

 

1.       Il primato della evangelizzazione: la chiesa ha innanzitutto il compito di evangelizzare. Per questo non si può pensare alcun itinerario educativo nella chiesa, senza partire proprio dal kerigma primitivo, così come viene annunciato nei testi evangelici, su Gesù Cristo, morto e risorto. La nostra proposta di fede non è la risposta vaga ad una senso religioso che è naturale in ogni essere umano; ma è il racconto di un fatto accaduto, nel quale Dio opera una volta per sempre la salvezza e l’alleanza con l’umanità (Nota CEI, n.31).

 

2.       Il riferimento costante alla storia della salvezza e all’anno liturgico: normalmente non si diventa cristiani d’improvviso: certo ci possono essere esperienze straordinarie che un giorno prepotentemente ci mettono di fronte ad una scelta a favore della fede cristiana. Ma poi occorre un lungo itinerario, graduale e progressivo, per impadronirsi dell’evento accaduto per grazia di Dio. E’ la storia di ogni essere umano lungo gli anni della sua esistenza terrena, è la storia di ogni grande amore tra un uomo e una donna che si incontrano e quindi costruiscono il loro destino insieme… E’ la storia dell’incontro tra Dio il Padre e l’umanità: cominciata con la creazione, culminata con Cristo, raggiunge ciascuno di noi coinvolgendolo in essa attraverso i segni della vita e i segni della Chiesa che ogni anno ripercorre il cammino degli eventi accaduti in Cristo Gesù. Non si può prescindere dalla pedagogia di Dio nel compiere un itinerario per diventare cristiani (Nota CEI n.31).

 

3.       La presenza palpabile di una comunità cristiana: non c’è iniziazione cristiana senza introdurre e collocare dentro una comunità concreta e visibile. Essa accompagna chi vuol diventare cristiano, essa celebra con lui invocando la misericordia di Dio, essa è il luogo concreto in cui diventerà palpabile la nostra appartenenza a Cristo. Ecco il senso del gruppo catecumenale, a cui la “Guida” pone la massima attenzione: formato da ragazzi, da adulti accompagnatori e catechisti, dai genitori o familiari, il gruppo diventa il grembo materno ove si concepisce e si nutre la fede nascente. Il gruppo offre anche la possibilità non di cancellare la figura dei padrini, come qualcuno vorrebbe a causa dello svuotamento di significato della loro presenza, ma di ricuperarne l’efficacia e la funzione come ministero ecclesiale di tutela della fede e di accompagnamento attraverso le difficoltà della vita (Nota CEI, nn.26-28).

 

4.       Lo specifico della iniziazione cristiana: per diventare cristiani è necessaria la “conversione” a Gesù Cristo, così come la chiesa cattolica lo testimonia, lo celebra e lo annuncia. Dunque, il cambiamento di vita e la nuova identità di chi diventa cristiano deve oggi di nuovo qualificarsi con il suo specifico, specialmente in un mondo pluralista in cui il cristiano deve di nuovo esprimere nella propria vita la speranza che porta dentro e non solo una vaga religiosità, comune a tutti gli esseri umani. E’ necessario dunque fare un itinerario non solo dottrinale o scolastico per imparare le verità della fede, ma imparare a viverle e a testimoniarle. Con i gesti propri del cristiano, con l’appartenenza ad una comunità specifica, con la scoperta del proprio ruolo nella chiesa, con l’identificazione e l’adesione ai valori evangelici (Nota CEI, n.37).

 

 Come sperimentare la Guida per l’itinerario catecumenale

 

            E’ evidente che per attuare l’itinerario proposta dalla “Guida” non è sufficiente cambiare il metodo della nostra abituale catechesi, facendo delle cose che prima non si facevano: occorre invece cambiare la mentalità, appropriarsi dello spirito dell’iniziazione cristiana, comprenderne i meccanismi. Per cui la prima esigenza, che in molte diocesi italiane si sta acquisendo, è quella di una nuova formazione dei catechisti affinché siano in grado non di applicare una nuova metodologia, ma di imparare un nuovo modo di gestire il proprio servizio alla Parola. Da catechisti-maestri a catechisti-accompagnatori; da catechisti per un’ora alla settimana a catechisti costruttori di comunità; da semplici esperti dell’infanzia a testimoni di vita cristiana e creatori di legami profondi con gli adulti; da conoscitori di metodologie didattiche a interpreti delle domande e delle attese degli uomini e delle donne di oggi…

 

            Con una nuova mentalità, poco per volta, si potranno operare delle scelte anche graduali: in molti ambienti potrebbe essere difficile proporre subito la realizzazione di un itinerario di iniziazione cristiana completo, in tutte le componenti proposte dalla “Guida”. Forse sarà necessario passare attraverso una realizzazione graduale, cominciando ad operare cambiamenti parziali. Purché ci conducano nella direzione dell’itinerario: è questo infatti il modello della catechesi della iniziazione cristiana, anche là dove non ci sono ragazzi da battezzare. La scelta stessa, proposta dalla Nota del Consiglio permanente della CEI, di unire i ragazzi da battezzare ad altri ragazzi già battezzati esprime l’esigenza di rinnovare tutta la catechesi, facendo assumere ad essa il percorso tipico ed esemplare della vera e propria iniziazione cristiana. Anche se alcuni riti, alcuni gesti andranno modificati affinché vi possano accedere anche i ragazzi che sono già battezzati. Alcuni segni infatti sono tipici della catechesi battesimale.

 

            E comunque, la proposta di questo modello – che è il modello tradizionale per diventare cristiani – dovrà diventare la normalità nella catechesi del futuro. Insieme alla gradualità nella introduzione dell’itinerario, bisogna anche essere attenti alla libertà di sperimentazione. Sarebbe in contraddizione con lo spirito catecumenale – libera scelta di diventare cristiani – se lo si imponesse come obbligatorio per tutti. Si spiegano ai genitori i motivi per cui si fa loro la proposta; si chiede loro la partecipazione attiva al percorso realizzato con i figli; si esige una scelta coerente con le conseguenze che essa comporterà (ad es. le scadenze non prefissate, i sacramenti celebrati insieme, il ruolo della famiglia, ecc..)

 

            Sarà anche necessario che le parrocchie che vorranno sperimentare l’itinerario nella sua pienezza si attrezzino per costruire, in riferimento alla “Guida”, un percorso concreto, fatto di incontri con i ragazzi, di celebrazioni (quali?), di momenti comuni a genitori e ragazzi, di rapporti personali che si stabiliscono con le famiglie. Tutto l’impianto concreto di ciò che si farà ogni anno va ancora determinato con precisione, facendo delle scelte sul materiale abbondante (forse a volte persino troppo) che la “Guida” propone. Non si potrà sempre fare tutto. Ci si dovrà adattare al gruppo. Bisognerà stabilire se una certa parte del percorso potrà essere fatta nel giro di un anno o se ci vorrà di più, vista la risposta dei partecipanti. Un piccolo gruppo di catechisti formati, di genitori, il parroco, un esperto di Bibbia, un pedagogista o psicologo… potrà essere il gruppo progettuale che fa le sue scelte in relazione alle persone da coinvolgere nel progetto e all’ambiente in cui si opera.

 

            Dopo la pubblicazione della “Guida” si apre la stagione della sperimentazione, in cui bisognerà lavorare affinché preti e catechisti capiscano bene quale sia la proposta e ci lavorino su per acquisirne la mentalità; e in cui bisognerà sperimentare il percorso con le famiglie che accettano per verificarne concretamente gli esiti e i limiti. In seguito si potrà ancora modificare il percorso per renderlo più concreto e semplice.

 

            Mi pare a conclusione di questa presentazione di poter dire che comunque oggi è questa la risposta globale ai problemi della catechesi della iniziazione cristiana: la latitanza dei genitori, la Prima Comunione vista come festa dell’infanzia, il problema dell’abbandono dopo la Cresima, l’assenza delle famiglie e dei ragazzi alla celebrazione domenicale, le spese folli per vestiti e pranzi di Prima comunione, la scelta dell’età in cui celebrare la Cresima… sono problemi che non si risolveranno mai singolarmente, ma soltanto con una proposta nuova e globale che affronti il problema alla radice. E oggi sappiamo tutti che il problema è: “Come far diventare cristiano chi non lo è più?” E’ questa la vera domanda a cui tutti dobbiamo trovare una risposta pratica, cambiando il nostro modo di gestire la vita delle nostre comunità cristiane. E’ la sfida di questi anni, in cui il cristianesimo perde adesioni nei nostri paesi. Come riproporre la fede cristiana e quali itinerari possono cambiare una persona per farla diventare cristiana?

 

Don Andrea Fontana



[1] “L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni”, nota pastorale, Roma 22 maggio 1999.